Chiese · Ispica
chiesa della Santissima Annunziata

La basilica della Santissima Annunziata sorge a Ispica, in provincia di Ragusa, in Sicilia. Fu costruita dopo il terremoto del 1693 che distrusse gran parte della Sicilia orientale. Al posto dell’antico tempio nel castello della Forza, inizialmente fu eretta una baracca di legno poi intitolata a San Francesco di Paola. La prima pietra della nuova chiesa venne posata nel 1703 e i lavori durarono oltre quindici anni grazie ai contributi dei principi e dei signori locali. Il principe Francesco Statella, feudatario di Spaccaforno, finanziò gran parte della ricostruzione della città e delle altre chiese. La consacrazione avvenne nel 1720, ma un nuovo terremoto nel 1727 danneggiò l’arcata maggiore, che fu rifatta per evitare il crollo.
La chiesa merita una visita per la sua storia e per le opere d’arte che custodisce. Gli stucchi di Giuseppe Gianforma, lo stuccatore più importante del Settecento siciliano, decorano la navata centrale, il transetto e il cappellone con tredici grandi pannelli in alto e basso rilievo. Le decorazioni geometriche, con colori come il bianco dello stucco, il blu lapislazzuli, il turchese e il verde acquamarina, creano un effetto di grande pregio artistico. Sulla facciata, progettata dopo il crollo del 1869, spiccano otto colonne binate in stile ionico e un finestrone centrale decorato con grandi rose scolpite. La statua dell’Annunciazione, opera di Giuseppe Nobile, fu aggiunta nel 1960 al posto della finestra aperta.
All’interno, la basilica si presenta a croce latina con una maestosa cupola all’incrocio del transetto. Lungo le navate laterali si trovano due teorie di cupolini decorati con motivi geometrici. Gli altari laterali sono dedicati a santi come San Giovanni Bosco, San Vincenzo Ferreri e San Vito, ciascuno con statue e dipinti di rilievo. Nel transetto si trovano la cappella del Santissimo Sacramento, quella del Santissimo Cristo con la Croce e quella dell’Immacolata Concezione. Le cappelle sono arricchite da opere in stucco policromo di Giovanni Gianforma e da immagini oggetto di devozione durante la Settimana Santa.
Fonti (1)
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